INTERVISTA A UN MAGISTRATO

Marzia Sabella la siciliana che non ha paura di Provengano


Lei, agrigentina, è il magistrato che ha coordinato la cattura del capo di Cosa Nostra. La sua è una vita sotto scorta, tra avvertimenti e minacce mafiose. Ma non si sente un'eroina. Anzi, si considera fortunata.


 


"Paura? Non posso permettermi di avere paura. Se la mattina, quando esco di casa, mi fermassi a pensare che con il mio lavoro potrei mettere in pericolo le persone a me care, non andrei in ufficio. Così, evito di pensarci"


Marzia Sabella è l'unica donna del pool di magistrati che l'11 aprile ha catturato Bernardo Provengano, il boss dei boss, latitante da 43 anni. Parla con voce calma, misurata, a tratti commossa. Lei, di anni ne ha 40. E' riservatissima, un po' per dovere professionale, un po' per carattere.


COSA VUOL DIRE COMBATTERE LA MAFIA PER UNA DONNA SICILIANA?


"E' difficile rispondere. Io sono nata a Bivona, vicino ad Agrigento. Mi sono laureata in Giurisprudenza: volevo fare il notaio, amavo il diritto civile. Ma, tanto per provare, ho sostenuto il concorso in magistratura. L'ho superato e sono finita alla Procura di Palermo. E qui, per un pubblico ministero, è naturale occuparsi di mafia. Si fa e basta"


DEVE ESSERE DURA. ARRIVANO MINACCE, SI VIVE SEMPRE SOTTO SCORTA….


"Tutti i giorni arrivano segnali che potrebbero essere minacce, ma non gli do peso. Perché la mafia quando vuole colpire colpisce, non ci concede il beneficio dell'avvertimento. I due finanzieri che mi scortano, invece, adesso sono la mia seconda famiglia. Con loro ho un rapporto bellissimo".


E LA SUA PRIMA FAMIGLIA?


"Sono sposata con un medico. Da pochi mesi abbiamo adottato un bambino italiano. Ma di queste cose preferisco non parlarne. Sa, la sicurezza….."


NON SI SENTE UN'EROINA?


"No. Il mio compito è indagare sulla mafia: un lavoro duro e silenzioso che cerco di fare nel miglior modo possibile. Ma è un lavoro come un altro".


PERO' IN SICILIA MOLTE DONNE SUBISCONO SOPRUSI E RESTANO IN SILENZIO


"Lo so bene. Prima di occuparmi di mafia ho indagato su casi di stupro e di pedofilia. Guardi: è facile sentirsi migliori, speciali. Ma ogni donna è il frutto delle opportunità che le vengono date. In Sicilia, spesso, le opportunità sono poche. E non è facile sfruttarle bene. Io sono stata fortunata".


E' PIU' DIFFICILE OCCUPARSI DI MAFIA O DELLA VIOLENZA SUI BAMBINI?


Sono due cose completamente diverse. Però quando seguivo i casi di pedofilia vivevo con il dolore nel cuore. Non le nego che durante quelle indagini ho versato qualche lacrima".


HA PIANTO ANCHE PER L'ARRESTO DI PROVENZANO?


"No. Quando è arrivata la notizia, io e gli altri magistrati del pool, Giuseppe Pignatone e Michele Prestipino, ci siamo abbracciati e ci siamo detti: "Siamo stati bravi". Ma non abbiamo avuto tempo di festeggiare: ora bisogna capire chi prenderà il suo posto".


QUAL E' STATA LA SUA PRIMA REAZIONE QUANDO SE L'E' TROVATO DAVANTI?


"Di sorpresa. L'identikit faceva immaginare un fisico robusto. Invece è minuto. Incontrandolo a un supermercato avrei pensato a un pensionato o a un uomo di campagna qualsiasi".


DOPO LA CATTURA QUALI COMPLIMENTI LE HANNO FATTO PIU' PIACERE?


"Quelli di alcuni colleghi della vecchia guardia. Persone che hanno passato sulla loro pelle il periodo delle stragi, la morte di Falcone e Borsellino".


QUESTO ARRESTO E' DEDICATO A LORO?


"Certo. Ma prendere Provengano era un atto dovuto. Sarebbe stato vergognoso per il nostro Stato farlo morire, tra 20 anni, libero e nel suo letto. Non è finita così".


 


Intervista di Moreno Presto


Dal settimanale DONNA MODERNA, 3 MAGGIO 2002


 


 


 


 


 

INTERVISTA A UN MAGISTRATOultima modifica: 2006-05-07T10:32:38+02:00da albachiara400
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